Suggerimenti per coniugi e familiari

La malattia è un momento di crisi personale, familiare e sociale. Può superare le risorse abituali di reazione, rompere l’equilibrio. È un trauma psicologico perché evidenzia la nostra vulnerabilità. Può suscitare paura, ansia, depressione, un improprio senso di vergogna. Il trauma tende a rimanere fissato nel passato e a ripresentarsi nel ricordo. Occorre ricollegarlo al presente e trasformarlo in una opportunità di cambiamento. “Perché è successo a me?” cancelliamo il “perché” e trasformiamo la domanda in affermazione: “È successo a me”. La causa è difficile da rintracciare e ormai passata. Il fatto è presente e contiene il seme della reazione. Occorre aiutare a superarlo con la presenza: la situazione è sotto controllo, stiamo tranquilli, affidiamoci a chi ci aiuta. La paura è normale, devo reagire, i miei familiari possono aiutarmi, conoscere l’esperienza di chi ha provato un’esperienza simile può essere di grande aiuto, devo credere nella possibilità di ripresa e partire dalla malattia per un progetto di revisione della mia vita. Questo è lo spirito giusto per farcela.

IL RUOLO DEI FAMILIARI NEL PERCORSO DI RIABILITAZIONE CARDIOLOGICA                                   (Dott.ssa Chiara Calabrese)

Durante il percorso di riabilitazione cardiologica, il ruolo dei familiari è fondamentale. Se svolto in maniera positiva ed equilibrata, rappresenta, infatti, un fattore protettivo, che favorisce il recupero dell’adeguato assetto cognitivo ed emotivo e dell’autostima; al contrario, se permeato di preoccupazioni eccessive, indifferenza o scarsa partecipazione, rappresenta un fattore di rischio che può compromettere l’aderenza alle cure da parte dei pazienti.

Occorre tenere presente che i familiari dei pazienti ospedalizzati o già dimessi possono sperimentare elevati livelli di “distress” (stress negativo), insieme ad ansia, sentimenti di colpa e rabbia. Tali emozioni si associano a modalità negative nell’affrontare il problema di salute del congiunto. Ciò può comportare, da una parte, eccessivo coinvolgimento con preoccupazioni sproporzionate, che possono peggiorare lo stato emotivo dei pazienti, già labile, a causa del trauma dell’intervento subìto e della lunga ospedalizzazione. Dall’altra, invece, può entrare in gioco la negazione, che toglie ai pazienti il necessario appoggio emotivo durante il delicato periodo di riabilitazione. Perché i pazienti possano beneficiare del giusto supporto da parte dei propri familiari, è, quindi, importante che anche questi possano affrontare ed elaborare le emozioni provate.

E’ inoltre importante che anche i familiari siano correttamente informati da parte dei sanitari rispetto alla gravità della malattia, ai suoi esiti, alle terapie da seguire, ad eventuali limitazioni da rispettare, ai cambiamenti da apportare nello stile di vita. Vi è spesso, infatti, diversità di percezione tra paziente e familiari, che provoca disaccordo rispetto alla dieta, al fumo, al consumo di alcol, all’attività fisica, alla ripresa dell’attività sessuale, al ritorno al lavoro. Poiché le credenze relative alle cause della malattia e al controllo sull’evento svolgono un ruolo determinante per la modifica e il mantenimento dello stile di vita e per l’aderenza al trattamento medico, è importante intervenire per promuovere un atteggiamento chiaro e univoco, al di là delle componenti emotive, in tutto l’ambiente familiare.

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